Ride To Discover 2010: Japan-Hokkaido
Mi ispirava da tempo conoscere la realtà giapponese dal punto di vista sciistico.
Le numerose riviste e le informazioni carpite da chi ci è già stato, e quest’anno eravamo la terza spedizione dall’Italia, mi avevano permesso di farmene una idea, ma la realtà dei fatti è semplicemente straordinaria.
In partenza non nascondo che qualche dubbio lo avevamo sulla tempistica scelta. Infatti marzo per i locali cade fuori stagione e questo è un vantaggio dal punto di vista del minor affollamento ma può essere una scommessa dal punto di vista dello stato del manto nevoso.
Proprio al nostro arrivo la situazione è sembrata pessima. Il primo giorno a Niseko ci siamo trovati a sciare su una neve ventata, e la nostra guida locale ci ha informato che erano circa 10 giorni che non si vedeva perturbazione decente.
Il morale del gruppo il secondo giorno è sceso al minimo quando aperte le tende alla mattina la pioggia battente ed un vento teso ci hanno allontanato dalle piste.
Con pensieri negativi quindi ci siamo imbarcati su un treno direzione Sapporo.
Città molto lineare e umida, che ci ha permesso di prendere coscienza di alcune delle usanze e stranezze di questa popolazione. Primo fra tutti il Pachinko! Sale da gioco dove persone di tutte le età dilapidano fortune ad inserire in una specie di slot machine delle palline che a seconda di dove cadono determinano la vincita. La cosa terrificante è che le sale sono stipate di queste macchinette che fischiano suonano e rombano . Ho resistito giusto 30 secondi all’interno e ancora non ho capito cosa ci trovino di appassionante, ma è una tra le cose più diffuse per svagarsi. L’altro principale svago sembra essere lo shopping, Sapporo centro è costellato di centri commerciali, e questa sembra l’unica cosa visitabile. Insomma la città non ci ha certo colpito.
Dopo una serata in preda allo sconforto ci infiliamo a letto con le parole di Andrew a consolarci. Vedrete che se tutto va bene da domani si cambia marcia. E la sua esperienza quinquennale come guida locale dopo aver lasciato il Canada non ci ha tradito. La pioggia aveva imperversato tutta la notte ha lasciato spazio a una fitta nevicata che al risveglio ci ha regalato un soffice manto nevoso di almeno 40cm. La temperatura di almeno -10c° ha fatto il resto. E finalmente abbiamo iniziato a poter godere della famosa Powder Giapponese. La quantità di neve che continuamente grazia queste colline è impressionante. Si perché di colline si tratta difficilmente si superano i 1500mt di altezza massima e spesso si parte da 200mt. Quindi tanta ma tanta vegetazione e pendenze non certo estreme. Ma condite tutto con un continuo apporto nevoso che copre le tracce tra un passaggio e l’altro ed avrete completato la ricetta Giapponese.

Ci siamo dedicati quindi come da programma al nostro trip on the road.
Il primo spostamento da Niseko a Rusuku non ha comportato molta strada. Le due stazioni sono le mete più conosciute ed organizzate. Qui abbiamo conosciuto l’anima organizzata degli sport invernali in Hokkaido. Il periodo scelto ha permesso di avere impianti liberi e discese poco affollate, con la neve sempre al ginocchio.
Ci siamo quindi spostati a Kokusai, dove abbiamo apprezzato diverse discese, ma soprattutto un buon numero di drop naturali dove abbiamo messo alla prova le nostre gambe.
Da Kokusai ci siamo spostati a Korudake nel centro di Hokkaido dove la conformazione Montana è cambiata, con discese più ripide. Questa stazione mi ha impressionato soprattutto per la quantità di alberi da evitare! Una vera e propria gimkana tra fittissimi bambù.
Ogni curva il rischio di scontro è alto e Tobias non ne è stato immune, e più di una volta si è fermato su un albero.
Le serate sono sempre state coronate da cene abbondanti dove abbiamo assaggiato le specialità locali. Sulla dispersa isola di Hokkaido trovare il sushi non è facile e solo a Sapporo abbiamo gustato questa prelibatezza in un locale molto ma molto tipico.
L’ultima giornata è stata quella meno fortunata per il sottoscritto.
Forse complici le gambe un po’ cotte ho anche la fitta nebbia, Atterrando da un Drop non tengo la posizione e mi sdraio. La sfortuna vuole che sotto il manto nevoso ci sia una pianta tagliata che mi si infila nel fianco, per fortuna senza conseguenze troppo gravi. Solo al rientro in Italia scopro che una costola è rotta. Ma questo non mi ha impedito di bisbocciare pesantemente l’ultima sera prima dell’imbarco a Sapporo.
Del resto si sa che l’alcool è un buon anestetico.



A parte quindi il ricordo che si infittisce di dolore ad ogni respiro devo dire che l’esperienza Giapponese la caldeggio. E se siete fortunati Marzo vi assicura Powder e tracce sempre fresche e libere anche al pomeriggio.
A presto con report ancora più dettagliati sulle riviste di settore.
Ciao
Guadaz@mysticfreeride.com